Molti liberi professionisti in regime forfettario pensano che il fondo pensione non faccia per loro. In parte hanno ragione, in parte no. Il meccanismo funziona diversamente rispetto a chi è in regime ordinario, ma il vantaggio fiscale esiste comunque. Solo che arriva in un momento diverso.
Perché per un forfettario è diverso
Chi è in regime ordinario può dedurre dal reddito imponibile IRPEF i contributi versati al fondo pensione, fino a un massimo di 5.164,57 euro l'anno. Se hai un'aliquota marginale del 35%, versare quella cifra ti fa recuperare circa 1.800 euro in meno imposte quell'anno.
Il regime forfettario non paga IRPEF con quelle aliquote, quindi non c'è nulla da dedurre. Se versi al fondo pensione da forfettario, quei soldi restano versati con imposta già pagata, senza sconto immediato. È qui che molti si fermano e concludono che il fondo pensione "non conviene". Non è così semplice.
Il vantaggio vero: la tassazione in uscita
Il fondo pensione non tassa solo in entrata (con la deduzione, se spetta). Tassa anche in uscita, quando ricevi la prestazione, con un meccanismo separato e più favorevole rispetto alla tassazione ordinaria: un'aliquota che parte dal 15% e scende progressivamente dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% per chi resta iscritto per 35 anni o più.
Per un forfettario, i contributi non dedotti e i rendimenti maturati durante l'accumulo (già tassati separatamente durante il percorso, con aliquota più bassa di quella su altre forme di risparmio) escono dalla base imponibile finale. Il vantaggio fiscale, in altre parole, non sparisce: si sposta dal momento del versamento al momento dell'incasso.
Non è un vantaggio nullo. È un vantaggio differito, e più lunga è la tua partecipazione, più basso diventa l'aliquota finale.
Perché la data di apertura conta
Qui arriva il punto pratico. L'aliquota agevolata (dal 15% fino al 9%) si calcola in base agli anni di partecipazione al fondo pensione, non agli anni di versamento effettivo. Aprire una posizione presto, anche versando l'importo minimo richiesto per mantenerla attiva, fa partire il conteggio degli anni prima. Arrivato alla pensione, quell'anzianità si traduce in un'aliquota più bassa sull'intero montante, non solo su quanto versato nei primi anni.
Un forfettario che apre il fondo pensione a 30 anni con un versamento minimo, e poi decide di versare cifre più consistenti solo a 40 o 45 anni, arriverà alla pensione con un'anzianità di partecipazione calcolata dai 30 anni, non da quando ha iniziato a versare seriamente.
Cosa fare in pratica
- Se sei forfettario e hai margine di risparmio limitato, valuta comunque l'apertura di una posizione con il versamento minimo previsto dal fondo, per "bloccare" la data di prima adesione.
- Ricorda che ogni anno, entro il 31 dicembre, va comunicata al fondo la quota di contributi non dedotta fiscalmente: se non lo fai, il fondo potrebbe considerarli come dedotti, con conseguenze sulla tassazione finale.
- Il resto della capacità di risparmio, se hai già coperto la posizione, può avere senso destinarlo a strumenti più liquidi (ETF, ad esempio), visto che il fondo pensione è per definizione un capitale vincolato fino alla pensione, salvo casi specifici di riscatto anticipato.
Fonti: TUIR art. 10, D.Lgs. 252/2005 sulla previdenza complementare, documentazione COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Le aliquote e i limiti citati sono quelli in vigore al momento della pubblicazione, verifica sempre la normativa aggiornata o il tuo commercialista prima di agire.
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